RASSEGNA STAMPA
 
 
Il Direttore del Centro Culturale "Del Noce" di Pordenone, Prof. Roberto Castenetto . 2011
 
Lo spettacolo "Testimoni oculari", che ha già avuto oltre quattrocento repliche in tutta Italia, è stato ospitato nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Cordenons, nell'ambito delle proposte quaresimali della parrocchia. Si tratta di un atto unico, interamente scritto, realizzato e interpretato da Angelo Franchini, un attore che riesce, come pochi altri, a ridare vita al grande teatro popolare della tradizione cristiana. Nella sacra rappresentazione si alternano vari personaggi evangelici, che rivivono il loro rapporto con Cristo: da Pilato, a Erode, a Giuseppe, alla Vergine stolta, al Giovane ricco, a Giuda, al Ladrone; ma il personaggio più affascinante è Giovanni Zuccone, che un giorno, ubriaco, tira dei sassi all'immagine della Madonna, (fatto realmente accaduto al Santuario di Re ndr) causandone il sanguinamento. "E' colpa sua se la Madonna sanguina dalla fronte", dice la gente. Ma la Vergine risponde: "Stai tranquillo Giovanni... che ti ho perdonato... non hai più colpa di tutti gli altri... Stai tranquillo Giovanni... sopporta la solitudine... così quando verrai da me sarai già pulito... Stai tranquillo Giovanni... che di sassi... sai... me ne tirano tutti i giorni... e mi viene sempre da sanguinare...". La forza del teatro di Franchini sta proprio in questa capacità di rappresentare l'uomo di tutti i giorni, che spesso non ce la fa, che sbaglia strada e ha bisogno di essere perdonato: lui un tempo faceva il geometra, poi si è deciso a spendere la sua vita nel teatro, e da circa un decennio incontra tantissima gente nelle chiese e negli oratori d'Italia, con parole semplici che sanno emozionare o, meglio ancora, provocare.
 
Milena Castioni . Bergamo . 2011 
 
In occasione delle feste patronali e in onore alla Madonna a cui è particolarmente dedicata la preghiera nel mese di Maggio, abbiamo potuto assistere alla rappresentazione sacra "il tremendo silenzio di Maria", opera di Angelo Franchini. Più di una volta, questo attore, che scrive e rappresenta completamente in "assolo", ha interpretato nella nostra prepositurale episodi biblici rapportandoli a scene "possibili" di vita moderna e con molteplici e profonde chiavi di lettura. E' davvero spettacolare, la forza con cui ha interpretato la parte di un "barbone" di strada, di fronte ad un'immagine della Vergine Maria, probabilmente trovata su una parete... o forse scolpita in un'edicola. Il personaggio, unico protagonista (oltre la nostra bella Madonna Nera verso cui si è rivolto) ha intervallato, nell'arco di un'ora, preghiere, ma anche cedimenti dell'anima. Monologo meraviglioso di un uomo che conosce la grandezza di Maria, incontrata sicuramente quando ancora andava al catechismo, dimenticata negli anni della "ribellione di gioventù", reclamata negli anni attuali, più maturi ma non esenti da crisi esistenziale, rabbia verso la società... e verso il divino che sembra stare lì a guardare senza rispondere. E' tutto un susseguirsi di contrasti: preghiere e poesie contro frasi disilluse dell'uomo di oggi; rimpianti di una fede del passato senza condizioni e sfiducia nutrita dalle reali situazioni vissute di ingiustizie, pessimismo e debolezze umane; sicurezza di essere stato una volta salvato dallo sguardo materno della Madre e solitudine attuale, desiderio di essere ascoltato, esudito... ancora! I contrasti, nei toni di voce, nelle immagini che il personaggio propone, sono molto forti, quasi a farci pensare che a Maria non si possano né si debbano rivolgere discorsi così. D'altro canto, però, è un'opera che ci porta ad importanti considerazioni, quasi a misurare la propria fede. Il povero uomo (ciascuno di noi), nella sua sofferenza, nella sua delusione, nasconde una fede alta che non si è spenta. Anzi, proprio alla fine, dopo una forte e visibile agonia dell'anima, col gesto di portare un cero alla Madre, ritorna alla fede autentica, ad un barlume di speranza. Quella Donna grande, il suo silenzio, riportano alla devozione pura, essenziale. Sta in silenzio ma non per questo non aiuta i suoi figli; non per questo non si abbassa ad abbracciarli e a piangere per loro. Sta in silenzio perché attorno già troppe parole vengono fatte inutilmente. Sta in silenzio, forse perché attende che silenziosamente anche noi guardiamo a Lei. L'autore termina con una frase di estrema fiducia: "chissà come sarà vederti... ci abbracceremo così presto, ed io non ti tradirò più... ti giuro mai più..." Insomma, un'opera che sicuramente ha fatto riflettere ciascuno di noi e che è risuonata dentro, sono sicura, con sfaccettature e significati diversi.
 
Francesca Barbieri su "Il Ticino" di Pavia . 2011
 
Apertura tanto inusuale quanto gradita per la festa patronale di quest'anno... è andato in scena "Il tremendo silenzio di Maria", scritto e interpretato da Angelo Franchini. L'autore-attore lo definisce "un incontro di poesia e forse anche di preghiera". Non si può certo trovare espressione migliore per descrivere l'intensità dell'esperienza vissuta nel nostro salone parrocchiale.
La scena appare spoglia, quasi buia. Le uniche luci sono puntate sul volto di Maria... poi si soffermano sul protagonista che fa il suo ingresso. E' un barbone, stranamente biancovestito, a dominare la scena, un uomo che ha già perso tutto e sta per andarsene con pochi oggetti riposti in una valigia ormai consunta dal tempo. Ma è ancora presto per partire: troppe domande lo tormentano, troppi dubbi angosciano il suo cuore. Si rivolge così, ancora una volta nella sua vita, a Maria. Per Lei l'uomo ha scritto poesie, a Lei si è rivolto in tante occasioni della sua travagliata esistenza, da Lei ha cercato protezione nei momenti bui. Eppure, la presenza di Maria è sempre rimasta muta di fronte alle sue preghiere, il Suo silenzio è da tempo divenuto insopportabile.
L'uomo non si rassegna, tenta ancora di ottenere risposte da Maria: Le parla a lungo, ma il suo monologo non riesce mai a diventare dialogo. Sotto lo sguardo impassibile della statua di Maria, rimane solo sulla scena, mentre attraversa attimi di sconforto e momenti di dolce abbandono, mentre sfiora la disperazione e cerca di ribellarsi a quell'ostinato silenzio. La sua fede è spezzata come il rosario che porta con sé, logora come il vecchio catechismo che tiene nascosto in valigia, debole come la luce della candela che accende nonostante tutto.
Maria non risponde, ma nel tremendo silenzio lui non cede, anche se tentato, alle lusinghe dei "senza problemi", non si aggrega alla schiera dei "senza sogni". Forse soltanto sul punto di andarsene ritrova il senso di quel silenzio, arriva a intuirne il valore anche per se stesso.
Tutto rimane avvolto nel mistero, il barbone abbandona la scena con il suo completo bianco e stropicciato, quasi un lontano ricordo della veste battesimale, simbolo di una nuova dignità...
Angelo è solo sulla scena con il suo testo, senza scenografie e cambi di costume a disposizione. Rimane sempre nel suo personaggio e modifica continuamente il registro del suo monologo, muovendosi tra la poesia e il linguaggio più colloquiale. Con profonda concentrazione, riesce a mantenere sempre costante il ritmo dello spettacolo, sospeso tra ironia e amarezza, tra risentimento e speranza. Il pubblico coglie l'autenticità del suo lavoro e lo segue con attenzione: si riconosce nei suoi dubbi, è scosso in alcuni momenti dalla sua stessa indignazione, oscilla tra la speranza e la disillusione. Ma Angelo non ha risposte da offrire, non è il suo obiettivo. Sono invece preziosi gli interrogativi che semina nel suo pubblico, spunti di riflessione per i quali non si può che ringraziarlo con un applauso finale riconoscente e liberatorio.
 
Marco Miglionico su "Il giornale del Piccolo Teatro" . 2011
 
Conosciuto per i suoi assolo in interventi teatrali ispirati al Vangelo autoprodotti e interpretati, Angelo Franchini percorre in "Sul finire della notte" i passi di un discepolo in ascolto del Maestro. "Maestro, dove abiti? Sei tu nella nebbia?" domande che evocano mistero, solitudine, ricerca. La scenografia povera della rappresentazione, le questioni poste a sè e allo spettatore, ogni elemento di "Sul finire della notte" muove, con sensibilità e tatto, la ricerca intima dell'uomo verso una risposta spirituale. Controvento Angelo Franchini integra in maniera inedita il proprio percorso spirituale ai testi sacri, produce dubbi ed empatia tra le due parti attore-spettatore nel luogo del teatro. Attualizzando i testi sacri e filtrandoli con un nuovo linguaggio poetico contemporaneo, l'artista rende possibile l'identificazione del pubblico al vissuto rappresentato.
 
Il Direttore del Centro Culturale "Del Noce" di Pordenone, Prof. Roberto Castenetto . 2010
 
"...anche nelle pozzanghere si riflette il cielo..." è il verso di una bella poesia recitata da Angelo Franchini nel dramma sacro "Il tremendo silenzio di Maria", rappresentato a Madonna del Monte (Aviano di Pordenone ndr), come inaugurazione della mostra sulla Sindone, allestita dal Centro Culturale "Augusto Del Noce", nell'ambito di "Musae 2010". La poesia si intitola "Barboni e pozzanghere" ed è una potente metafora della condizione di ogni uomo, ridotto a pozzanghera evitata da tutti o calpestata per uno stupido scherzo, in cui però "si riflette Cristo".
Angelo Franchini è un autodidatta, che scrive e interpreta i propri testi, per lo più tratti dai Vangeli. Un tempo faceva il geometra, poi si è deciso a spendere la sua vita nel teatro e da circa un decennio incontra tantissima gente nelle chiese parrocchiali o negli oratori d'Italia, con una parola che vuole emozionare o meglio ancora provocare. In questo senso il suo è un teatro barocco: in cui si unisce il senso della precarietà umana al trasporto verso un ideale.
Bellissima la cornice offerta dal Santuario di Madonna del Monte per il lungo monologo che un barbone rivolge alla Vergine. Il contrasto tra il buio e la luce, tra la parola sussurrata, detta o gridata, e il "silenzio tremendo di Maria". Il silenzio di tante madri che ascoltano i pianti o le invettive dei propri figli; quel silenzio che, come dice Franchini, in conclusione "forse... continuerà soltanto fino a quando non arriverò io al silenzio...".
Nel "Tremendo silenzio di Maria" c'è la tragedia del nostro tempo, costruita sullo scetticismo degli intellettuali, secondo i quali tutto è "invenzione / presunta apparizione..."; Franchini sembra in certi momenti irridere anche lui alla tradizione cristiana, con i suoi riti, le sue verità da catechismo, le sue immagini, come fanno tanti adulti oggi, ma alla fine della rappresentazione la gente sorride, applaude e ringrazia, perché la sua è una salutare sferzata al nostro modo di vivere tranquilli, "senza problemi". Non è un messaggio consolatorio il suo: la vita continua ad essere drammatica, ma alla fine, dice il barbone alla Vergine, "...mi è rimasto il sorriso / da fare... (a volte) / e l'amore che ho per te".
 
Roberto Zago su Avvenire . 2010
 
Se dopo oltre 400 repliche in tutta Italia, l'autore/regista, e unico interprete, Angelo Franchini, riesce ancora a commuovere con il suo "Testimoni oculari", forse la parola capolavoro può essere spesa.
Scandito sulle stazioni della Via Crucis, lo spettacolo ne vede in ognuna un personaggio diverso rivivere l'incontro/rapporto con il Cristo. Pilato, Giuseppe, Erode, Giuda, il ladrone, il cieco, le donne... sino a quel Giovanni Zuccone che, tirato un sasso all'immagine di Maria, che l'ha fatta sanguinare, si vede da lei accolto, perdonato e invitato a tenere tra le braccia il piccolo Gesù.
Franchini interpreta tutte le parti, mutando fogge, voce e sentimenti sull'ala di una poesia scabra e semplice, aderente ai personaggi tratteggiati senza retorica, mirati a rendere un avvertimento di speranza riflessiva e di segreta gioia.
Luci soffuse, più buio che clamore di riflettori, accompagnate le parole da una colonna musicale pertinente, e da candele che, come nella Resurrezione, suggeriscono di celare nel silenzio il mistero che attende tutti, sulla traccia del deposto crocifisso.
Franchini va a presentare il suo spettacolo ovunque lo chiamino: città, paesi, teatri, chiese, all'aperto. Dal giorno che decise di lasciare la professione di geometra, e la sua compagnia di attori, per farsi testimone di un messaggio assunto consapevolmente: da filodrammatico a provetto professionista di testi ispirati alla Bibbia: "Caino o Abele?", "Il tremendo silenzio di Maria", "Una sera qualsiasi".
Lo chiamano e lo richiamano, per vedere e sentire, come è accaduto a noi, qualcosa che a teatro non si ascolta mai...
 
Mario Allolio sul Corriere Eusebiano . 2010
 
E' stata sicuramente felice la scelta della segreteria USMI di mettere in scena Angelo Franchini per la festa della vita consacrata, svoltasi domenica 21 febbraio in Seminario a Vercelli, con la presenza dell'Arcivescovo Padre Masseroni. E in effetti la sacra rappresentazione "Testimoni oculari", sul senso della Passione di Cristo nel mondo contemporaneo, non ha mancato di suscitare ampio consenso tra le numerose religiose, ma anche tra i laici, che gremivano la sala S. Eusebio. I lusinghieri giudizi espressi sulla stampa nazionale hanno trovato pienamente conferma anche sulla ribalta vercellese. Una originale riscoperta e drammatizzazione della via dolorosa, ma aperta nel finale al grande scenario della risurrezione, di forte impatto scenico e suggestivo: un uomo vestito di bianco, l'ultimo testimone, arriva e prende in mano la grande candela che era stata accesa, pronunciando parole che aprono alla vita e alla speranza. La candela si spegne, ma al posto del buio è ormai subentrata la luce. Abbiamo sentito il parere di Suor Antonella Patti, consigliera della segreteria USMI: "Senz'altro l'impatto visivo ed emotivo aiuta a creare delle risonanze interiori molto forti e la rappresentazione cui abbiamo assistito è stata una modalità diversa di accostare la Passione attraverso il dialogo di personaggi che non sono scontati nella Via Crucis tradizionale; il viverla con i loro occhi, sentimenti, parole, apre senz'altro il cuore e aiuta a interiorizzare maggiormente il mistero della Passione di Dio per ogni uomo."
 
Stralci di altri articoli e premi
 
Angela Calvini su Avvenire . 2006
La scelta di Franchini è totalmente innovativa: portare in scena il Vangelo con il linguaggio di oggi, un linguaggio che colpisce per modernità ed intensità.
 
La giuria, presieduta da Massimo Scaglione, ha conferito il Primo Premio a La guardia di notte nel concorso, indetto nell'ambito del Progetto Culturale della Chiesa Cattolica, per testi teatrali sacri  Oratori prima del sipario (2005) con questa motivazione:
Per l'originalità del copione che trae spunto dalla scena evangelica (la risurrezione di Gesù ndr) organizzata in una trama teatrale ben scritta, vivacizzata da molti dialoghi e con un apparato di dettagliate didascalie.
 
Roberto Zago su Avvenire . 2005
I testimoni oculari, certamente un capolavoro, ha avuto rappresentazioni in ogni angolo d'Italia. Il monologo interroga i "testimoni" di Gesù, figure che rispondono quasi fossero nostri contemporanei. E' un affascinante percorso di teatro quali pochi, oggi, se ne possono fare. Un classico del teatro sacro che tutti dovrebbero conoscere. Vai! Vai amico a vedere Angelo Franchini, è un artista cristiano.
 
Mons. Carlo Calori su Teatro . 2000
A ragion veduta suggerisco a chi ha responsabilità pastorali e preoccupazioni educative, culturali e artistiche, oltre che morali e religiose, di invitare Angelo...
 
Primo Premio Teatro FOM Diocesi di Milano a Testimoni oculari . 1999
Questa rappresentazione sconfina dai canoni liturgici e tradizionali, ma è intrisa di emozioni antiche. Spettacolo altamente suggestivo, stimolante, ricco di spontanea e attuale religiosità, che l'auore-interprete ha saputo presentare come un capolavoro.
 
Autore dell'anno FOM Diocesi di Milano . 1998
Angelo Franchini è un sensibile autore di testi teatrali dal contenuto altamente religioso e percorsi da una vena di sottile e commovente poesia. Scrittore coraggioso che obbliga chi accosta le sue opere a interrogarsi sui valori ultimi e vicinissimi. La rivista Teatro, che ospita le sue vicende ispirate, si onora di divulgarle come un messaggio da proporre e da ascoltare, ma sopratutto da allestire.
 
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